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Angelo azzurro, di David Monni
Venerdì 29 Gennaio 2010 11:56    PDF  | Stampa |  E-mail

Nei dieci minuti del film che vi presentiamo oggi, il regista e sceneggiatore David Monni si propone l’ambizioso obiettivo di mostrare l’invisibile. Il titolo è “Angelo azzurro”, e ricorda un classico del cinema tedesco, che vedeva protagonista Marlene Dietrich. Qui invece il protagonista è un barista, che lavora in un affollato locale di un’isola del Mediterraneo, e ci spiega come per lui gli esseri umani che gli chiedono da bere ogni sera non siano solo consumatori paganti, ma persone, ognuna con una storia da raccontare particolare, e diversa da quella del loro vicino.
Abbiamo chiesto a Monni di fornirci qualche informazione sul suo film, già presentato al Milazzo Film Festival e alla rassegna romana “L’invasione degli ultracorti”.

David Monni, è possibile trovare la profondità in dieci minuti?

I grandi registi riescono a raccontare una storia anche in 30 secondi. Non è una questione di tempo, ma di capacità.

Quali sono stati i tuoi modelli in quanto a regia?

Sicuramente adoro lo stile onirico e visionario di Emir Kusturica, ma sono anche appassionato di registi come Guy Ritchie o Robert Rodriguez, e anche un regista con uno stile completamente diverso, Woody Allen. Amo la magia del Cinema e la "facilità" con la quale, attraverso stili diversi si possano raccontare storie diverse.

E per la sceneggiatura?

Mi piace lo stile dei Fratelli Coen di "Fargo" e "Il Grande Lebowski" e il primo Quentin Tarantino, quello di "Le Iene" e "Pulp Fiction".

Quali sono stati secondo te i grandi film del passato che hanno trattato di argomenti impegnativi e profondi con la maggiore leggerezza?

I primi film che mi vengono in mente sono due film di un passato piuttosto recente: "La Vita è Bella" di Benigni e "Train de vie" di Radu Mihaileanu, tutti e due sull’Olocausto.

Secondo te è possibile ancora oggi interessare il grande pubblico con questi argomenti? L’uomo del terzo millennio vuole ancora sentir parlare di anima?

Sicuramente si. È un tema sempre attuale ed interessante da approfondire e dalle mille sfaccettature.

Una delle caratteristiche più interessanti del corto è l’atmosfera onirica data delle musiche di Bob Salmieri, che appare anche come attore. Com’è nata questa collaborazione?


Beh, è nata quando sono nato io, visto che Bob Salmieri è mio zio. La colonna sonora del corto è sicuramente una protagonista del mio corto, insieme all'atmosfere che abbiamo cercato di ricreare.

Perché hai scelto di ambientare questa storia su un’isola? Cosa significa per te il mare?

Mi serviva un luogo che potesse raccogliere le storie di persone diverse con culture diverse, e quindi ho immaginato un caffè, e mi è venuto naturale pensarlo in un piccolo porto siciliano.

Quali progetti hai per il futuro?

Siamo in fase di post produzione di un cortometraggio dal titolo "Il Ritorno di Supersonic Man". Questa volta racconteremo faremo un film divertente, traendo il soggetto da un aneddoto realmente accaduto. Ma questa è un' altra storia.

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 18 Febbraio 2010 13:29 )
 

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