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Tra moglie e marito, di Massimo Ballabeni
Venerdì 05 Marzo 2010 10:50    PDF  | Stampa |  E-mail

Di solito MiniMovie non ospita più di un film dello stesso regista, per dare spazio a quanti più autori possibile. Per Massimo Ballabeni, però, abbiamo deciso di fare un’eccezione, visto anche che il corto che vi presentiamo oggi, “Tra moglie e marito”, è un film completamente diverso da “Dietro la finestra”, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa. Quello era un thriller sul modello delle grandi serie televisive americane; questo una comica muta in bianco e nero, che unisce uno sguardo tutto italiano alle dinamiche familiari con il gusto anglosassone dello slapstick. È sorprendente l’abilità di Ballabeni nel gestire entrambi i generi con grande mestiere. Certo, in entrambi i suoi lavori si nota che il regista fa costante riferimento a dei modelli che cerca di imitare. Ma non è necessariamente una cosa negativa. Lo sperimentalismo ha prodotto spesso ircocervi inguardabili. I film di Ballabeni, invece, sono entrambi molto fruibili e divertenti. Come sempre, d’altronde, a voi  il giudizio.

Massimo Ballabeni, dopo “Oltre la finestra”, presentato al Nonantola Film Festival del 2007, hai deciso di cimentarti con un genere completamente diverso: la commedia muta. Perché?

Anche qui c’è lo zampino degli organizzatori del Nonantola Film Festival. Lì i registi sono chiamati a cimentarsi con un genere scelto a sorteggio, e nel 2008 capitò proprio la commedia. Nel 2007 e 2009, invece, capitò il thriller, e realizzammo “Oltre la finestra” e “Calling Riki”.
 
Ritieni che esista (o sia esistito) un modo tipicamente italiano di far ridere? Quali sono le sue caratteristiche?

Questa è una domanda difficile. Sì, credo sia esistito un modo tipicamente italiano di far ridere, rappresentato in particolare da alcuni grandi interpreti della commedia all’italiana sviluppatasi intorno agli anni Cinquanta. I nomi che possiamo fare sono quelli di Totò, Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Peppino De Filippo. Questo modo di far ridere era sostanzialmente uno sguardo ironico sulla vita quotidiana, sulle abitudini, i vizi e talvolta i difetti degli italiani di allora, rappresentati in modo buffo e divertente dal talento degli attori. Ammiro molto la comicità di quel periodo, che è oggi scomparsa: quella genuinità, eleganza e originalità al giorno d’oggi non esistono più, o comunque non c’è più nessuno capace di reggere il confronto con i grandi attori del passato. Secondo me il vero attore comico è colui che riesce con semplicità e intelligenza a far ridere il pubblico senza ricorrere alla volgarità, alla battuta scontata e di bassa qualità, cosa che secondo me è oggi diffusa tra quelli che si fanno chiamare “comici” e che invadono i programmi televisivi e talvolta anche i cinema.      

Vedendo la scena in cui la moglie sega un dito al marito non si può fare a meno di pensare che ormai un tipo di comicità “cattiva” e “scorretta” come questa non si vede da un pezzo in Italia. Eppure una volta avevamo Dino Risi. Sei d’accordo? Secondo te dov’è andata a finire l’eredità della commedia all’italiana?

È vero, quello è un tipo di comicità che non ormai si vede più da tempo. Era un modo di far ridere caratteristico del cinema muto, come anche le scene di vita quotidiana con il marito sottomesso alla moglie. L’eredità della commedia italiana ho paura che ormai si sia persa del tutto: di certo non sono i mediocri cinepanettoni i film che possono rivendicarla.: Forse alcuni registi come Verdone sono riusciti a portare avanti in qualche modo quella linea, ma i risultati sono stati comunque inferiori a quelli dei grandi del passato. 

Ti diverti di più a spaventare gli spettatori o a farli sorridere?

Mi diverto molto di più a spaventarli! Mi piacerebbe molto riuscire a fare ridere, ma credo sia molto difficile. È una vera e propria dote, che richiede tanta abilità, e non tutti la possiedono.

Quale dei due generi ritieni invece più “facile” da scrivere e realizzare?

Credo che sia molto difficile scrivere e realizzare entrambi i generi. Anche per spaventare la gente, e non solo per farla sorridere, bisogna essere molto in gamba. 

E infine, Massimo Ballabeni, a quando una commedia brillante parlata?

Devo ammettere che la commedia brillante non rientra nei miei progetti futuri. La mia attenzione rimane puntata sul thriller, e ho già qualche piccola idea in testa per un cortometraggio che magari duri un po' più di quattro minuti. Però non si sa mai,  ritengo che confrontarsi con altri generi qualche volta possa essere molto interessante e istruttivo.

Francesco Sfredda

 

 

 

 

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