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Fast microwave, di Alessio Fava
Venerdì 12 Marzo 2010 11:32    PDF  | Stampa |  E-mail

Per la seconda volta, dopo “Fuori gioco” di Francesco Felli, vi presentiamo un cortometraggio prodotto da Sky Cinema, forse la casa di produzione che più si sta impegnando per far crescere giovani talenti del nostro film con lo strumento dei corti. Il protagonista dell’intervista di oggi è il regista torinese Alessio Fava, autore di svariati spot per le tv generaliste e fondatore della Noage Film. “Fast microwave”, che potrebbe sembrare un filmato commissionato da Carlin Petrini per Slow Food, è invece solo frutto della creatività di Fava, che ha confezionato un vero piccolo gioiello di perfezione e perfidia. Buona visione.

Alessio Fava, il tuo corto lascia in bocca un sapore agrodolce. Ma qual era il tuo intento, quello di scioccare lo spettatore o quello di farlo divertire?
Sicuramente più farlo divertire ma, come le barzellette della settimana enigmistica, ”a denti stretti”. Mi piaceva anche l’idea di renderlo un po’ “bastardo”. Sono partito dal proposito di “guardare” al cibo, in questo caso a domicilio, in un modo diverso, quasi futuristico, non dimenticando però che il fattore umano incide sempre, anche quando crediamo di essere tra le braccia “comode” della tecnologia.

Come ti è venuto in mente di scrivere una storia del genere? Ce l’hai con i cibi pronti e i professionisti del catering? Qual è il tuo rapporto con il cibo?
Il corto è nato da un concorso lanciato da Sky Cinema, che ne è stato anche il produttore. Il concorso, a quanto mi ricordo, riguardava la cucina. Volendo scrivere una storia accattivante, che parlasse del “cucinare” in modo diverso, mi sono chiesto quale fosse per un single il modo più rapido per preparare qualcosa di sfizioso senza perdere ore dietro ai fornelli. L’idea di partenza er questa, ma in aggiunta, come in tutti i lavori che ho fatto, volevo creare un finale a sorpresa, ma non del tipo “tutti vissero felici e contenti”. Ho pensato, quindi, ad un disturbatore, ad un monello che potesse creare la falla in un processo affidato quasi unicamente alla tecnologia, ai sorrisi e alla cordialità dei venditori, nella maggior parte dei casi falsa. Il ragazzo delle consegne che preparava scherzi ai clienti mi faceva divertire, quindi… perché no? Per quanto riguarda il mio rapporto col cibo, vorrei che diventasse una specie di matrimonio con i latticini, e invece da un paio di mesi sto cercando di tenere un’alimentazione “decente”.  Posso però vantarmi del fatto che in cucina non sono niente male.

Perché inserire una vecchia Vespa in questo mondo futuribile, dove il cibo viene fuori dai ritagli di carta?
Questa è una mia passione personale. Colleziono oggetti dagli anni ‘40 ai ‘70 e in ogni lavoro che faccio cerco di inserirne qualcuno. A volte riesco, altre volte invece il cliente o l’agenzia mi chiede “che ci fa quel telefono anni 50 nell’inquadratura?” Il telefono che usa il protagonista, infatti, è proprio il mio telefono feticcio, quasi un amuleto da portare sempre sul set. Tornando agli oggetti retrò, uno dei miei film preferiti è Brazil di Terry Gilliam, che unisce un’ambientazione futuristica al retrogusto vintage

Alla fine di “Fast microwave”, come anche nel simpatico sito della tua casa di produzione, “Noage Film”, si fa largo uso di una grafica di origine pubblicitaria. Tu stesso giri spesso spot pubblicitari. Cosa pensi del modo odierno di fare réclame rispetto ai tempi dei caroselli? I moderni sono migliori o peggiori degli antichi?
È solo da poco che ho cominciato a girare “veri” spot, che si vedono su Rai e Mediaset, dopo averne fatti un po’ “finti”, però un’idea del mondo della pubblicità me la sto facendo. Trovo che per i registi dedicarsi alla pubblicità è sicuramente un mono molto interessante per mettersi in gioco e crescere da un punto di vista professionale. D’altra parte, è evidente che la pubblicità non è un corto, dove le scelte le prendi da solo. Sei inserito in un meccanismo per cui tutto dev’essere studiato, ponderato, discusso e soprattutto approvato. Bisogna solo avere la capacità di riuscire a mantenere il proprio punto di vista sulle immagini che vengono prodotte sul set, perché alla fine della giornata la responsabilità è del regista. I caroselli, a ben vedere, erano dei veri cortometraggi. Io li ho sempre guardati con enorme interesse proprio perché era purissima sperimentazione, in un tempo in cui non era ancora ben chiaro come veicolare il messaggio pubblicitario.  Oggi tanti spot sono dei veri gioielli di 30 secondi, dei veri e propri mini-corti con finale a sorpresa e immagini fantastiche, altri non hanno né spessore né tanto meno creatività.

E in generale? Come giudichi il nostro cinema di oggi rispetto a quello dei decenni passati?
Non considerando il cinema commerciale, sul quale non c’è niente da dire, rimane ben poco di cui parlare. Le difficoltà per i “giovani” registi, nel proporre sceneggiature che diventino film, sono tantissime, ed è per questo che mancano film nuovi ed originali. Io comunque sono molto fiducioso anche nella crescita di progetti che nascono in sordina e poi diventano veri e propri film, di cui la gente si ricorda e parla ancora a distanza di anni. “Il vento fa il suo giro” o “LaCapaGira” sono ottimi esempi. Degli anni passati amo moltissimo il cinema di Germi e alcuni film di Monicelli, adoro i film di Moretti e di Antonioni, e guardo con divertimento i polizieschi degli anni 70 e la “pruriginosa” commedia sexy all’italiana. Come si fa a confrontarli col cinema di oggi?

E infine, Alessio Fava, a quando un tuo lungometraggio sugli schermi?
Per scaramanzia non mi piace dare tempi precisi, perché la sfiga e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo. Ora sto ultimando le riprese di un documentario dichiarato d’interesse nazionale culturale dal Ministero dei Beni Culturali, intitolato “Amateur – lo spogliarello della casalinga”. Dopo questo progetto che sto portando avanti da, ahimé un bel po’ di tempo, mi dedicherò a tempo pieno al mio primo film, che ho finito di scrivere da poco.

Grazie Alessio, e buon lavoro!
Grazie a voi per questa bella intervista! È importante poter raccontare le proprie esperienze, sperando di poter essere d’aiuto a chi vuole intraprendere una strada come la mia, difficile ma piena di fascino e magia!

di Francesco Sfredda

 

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 12 Marzo 2010 11:33 )
 

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