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“La grande menzogna” di Carmen Giardina
Mercoledì 05 Maggio 2010 16:03    PDF  | Stampa |  E-mail

 

"La grande menzogna" (pellicola vincitrice del premio Imaie 2007) è un divertente omaggio sui generis al cinema del passato, attraverso l'im-probabile conversazione tra due grandissime attrici tra loro così diverse: Bette Davis e Anna Magnani. Carmen Giardina con questo divertente cortometraggio ci sorprende e riesce a dare mirabile prova della sua capacità di stare dietro la macchina da presa tessendo insieme le vite professionali di due artiste contaminate da divismo, una vena di egocentrismo ed un pizzico di folle persuasione, che hanno saputo essere eccelse in modo unico ed inequivocabile.

1957. Anna Magnani è in America, invitata alla cerimonia della consegna degli Oscar (è stata la prima attrice italiana premiata con l’oscar nel 1956) e Bette Davis non si lascia sfuggire l’occasione di conoscerla e invitarla a casa sua. Con l’aiuto di un’interprete (la stessa Giardina) le due attrici si scambiano complimenti e lusinghe, battute e confidenza e la Davis, che è in possesso di alcune pellicole da loro interpretate, propone alla Magnani di guardarle insieme.  La serata però, prenderà una piega inaspettata. La Magnani incontra la Devis in un inno all’ “odio et amo” in una sorte di confronto-scontro di due donne accomunate da uno star system da cui faticano a distaccarsi. Il loro incontro realmente avvenuto negli anni cinquanta di cui però si hanno poche notizie è lo spunto da cui parte “La Grande Menzogna” per poi diventare commedia agrodolce sulla vita delle artiste anomale e “difficili”, girata in parte a colori e in parte in bianco e nero, in una perfetta citazione della fotografia dei film anni ’50 (da "Campo de' Fiori" a "Perdutamente tua", da "Bellissima" a  "La grande menzogna", ma anche "Eva contro Eva" e "L'onorevole Angelina").
Anna Magnani: l’anima pulsante dell’Italia del dopoguerra, che ricerca ed esprime con genuina immediatezza una verità tanto più universale quanto più legata al mondo in cui essa è cresciuta: agli antipodi della mitizzazione divistica, ci regala cammei di genuinità e bonarietà alternate alla leggiadra eleganza di Bette Davis che si dimostra sofistica e ricercata nell’esteriorità inseguendo continue conferme ricercate in uno spiccato senso estetico. Attraverso il ritratto di due donne che partono dalle proprie origini per riaffermare valori sempre esistiti si fa strada una commedia che, avviluppandosi in un plauso surreale, ha risvolti a tratti grotteschi a tratti malinconici che defluiscono verso una vena comica celante un’arcana poesia tradita da dolorosa consapevolezza.

 

Cosa ti ha spronata a pensare proprio a “La grande menzogna” e girare questo cortometraggio ?

Io diffido dalle storie di “cinema nel cinema”, che spesso interessano soprattutto chi appartiene al mondo dello spettacolo, ma mi sembrava che questa potesse coinvolgere il pubblico, che avesse un messaggio universale e delle grandi potenzialità comiche.La sceneggiatura (di Gea Martire) mi ha colpito subito: era un’idea folle quella di far rivivere Anna Magnani e Bette Davis, ma la storia era così originale, buffa e anche commovente, nel finale, che ho deciso subito di girarla .

 

Come sei riuscita a mediare con abilità tra i due piani contrapposti della realtà e dell'immaginazione peraltro ben costruiti ed inseriti nella compagine della narrazione?

Lavorando sulla recitazione. Le due attrici all’inizio devono essere credibili nei ruoli di Anna Magnani e Bette Davis, quindi abbiamo studiato le loro interpretazioni in ogni dettaglio e provato per molti giorni prima di girare. Nella seconda parte per rendere più evidente il ritorno alla realtà, ho scelto di far usare alle due attrici il loro dialetto, il napoletano, che crea un effetto di totale straniamento rispetto alla prima parte.

 

Come mai hai pensato e poi costruito il finale che si contorce in un “grido di disperata ribellione” nei confronti di un’avversa sorte di cui entrambe sono vittime in-consapevoli?

Perchè recitare è ciò di cui le due protagoniste non possono fare a meno. La ribellione finale le vede ritornare nei panni delle due star: piuttosto che accettare la realtà preferiscono tornare a rifugiarsi nell’illusione.

 

Come sei riuscita ad alternare mirabilmente, peraltro, un plot inframmezzato da momenti di phatos estremo con altri di delirante e astioso contenzioso ed ilare comicità?

Non bisogna avere paura di mischiare comicità e dramma, quando i personaggi a disposizione lo permettono, anzi, credo sia il risultato migliore che si possa ottenere. In questo caso i personaggi sono molto ricchi e sfaccettati: caratteriali, orgogliose, ironiche, invidiose, pazze... Anche qui è importante la bravura degli interpreti, oltre alla cura che abbiamo messo nel montaggio, (di Valentina Romano) dove si calibrano i vari ingredienti.

 

In che modo e da cosa nasce l’idea di far incontrare due differenti personalità che rappresentano un trait d'union tra l’italianità-romanità e l’americanità?

L’ispirazione nasce dalla realtà: Magnani e Davis si sono veramente conosciute, anche se solo per un unico incontro. Ci sono delle foto che le ritraggono insieme, e sappiamo che la Davis si era espressa sulla collega italiana dicendo “ ho visto in “Roma città aperta” la più grande attrice del mondo”


Come sei giunta alla scelta di questa colonna sonora dal ritmo cadenzato che si integra perfettamente nello stile ironico e sopra le righe di questo divertente cortometraggio?

Ho scelto le sonorità che mi sembravano adatte insieme ai musicisti che poi hanno composto la colonna, Pivio e Aldo De Scalzi, coi quali c’è una particolare sintonia artistica e non solo, dato che uno l’ho anche sposato! ( Pivio)

 

Intervista  a cura di Paola Tarasco

 

Di seguito il trailer del film, la visione integrale è disponibilesul sito della fandango

 

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Maggio 2010 16:06 )
 

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