Emanuele Pisano giovane cineasta appena ventiduenne dimostra di essere maestro dietro la macchina da presa, di saper carpire sfumature, dettagli nonché percezioni visive, creare cammei emozionali inseriti in un contesto toccante di rara sensibilità e bellezza intuitiva. “Pena. Esclusione di vita” è stato vincitore del Premio Alice nell’edizione 2008 dei David di Donatello, e come si evince dal titolo è un focus di una manciata di minuti sulla “morte forzatamente indotta”. La pena di morte è una punizione crudele, inumana e degradante ormai superata “de iure e de facto”da più della metà dei paesi del mondo. E’ una palese ed irrevocabile violazione al diritto alla vita, nonché ai diritti umani fondamentali senza offrire alcun tributo costruttivo alla lotta contro il crimine violento ed è priva di effetto deterrente. Il cinema, o parte di esso, ha il dovere di centrare l’attenzione su problemi per certi versi, ancora irrisolti, senza troppi moralismi, e Emanuele Pisano lo fa in punta di piedi con grazia e delicatezza nel pieno rispetto della vita senza rinunciare ad un taglio registico ficcante e conciso che sviscera i punti più pruriginosi fino ad arrivare al cuore della problematica. Sceglie temi sociali dimostrando di sapersi guardare intorno con fare critico e nel contempo costruttivo. E “Pena. Esclusione di vita” ne è la dimostrazione. È un saliscendi continuo di emozioni e patemi, lo spettatore viene coinvolto dal respiro del regista, dalla trascinante e suggestiva interpretazione dell’attore che diventa un tutto tondo di immagini che con fare compulsivo catalizzano l’attenzione e trascinano lo spettatore nel vortice di una vertigine emotiva.
Considerando i temi di scottante attualità che affronti nelle tue opere, non si direbbe che possa trattarsi di un giovane ventiduenne. Come nasce la tua attenzione verso temi così forti di grande impatto emotivo sulla società e che, nel contempo, rappresentano problemi per certi versi ancora irrisolti? Questi tremi trattati, sono temi di grande attualità, internet, i giornali e le tv ne parlano ogni giorno. Non farci caso, o metterli da parte potrebbe essere un errore grave. Sfido chiunque a dire che nessuno ne ha mai sentito parlare. Nel mio piccolo cerco di attenzionarli. Cerco di capire le eventuali soluzioni, e questo sicuramente crea l'attenzione in questi temi.
La tua spiccata maturità deriva da un’osservazione attenta e arguta della realtà oppure è aggravata dal peso di una sintomatica esperienza personale? Attenzionando i temi trattati, amplifico quelli che possono essere i miei orizzonti di curiosità e di piena voglia del sapere. Fortunatamente nulla di personale appartiene ai temi trattati. Osservare e scrutare quel che mi circonda, mi rende consapevole di quel che sto vivendo.
Per tutta la durata del cortometraggio veniamo pervasi da un forte senso di vertigine che ci risucchia nel vortice di convulsive immagini gravate dal fremito dei movimenti. Il senso di coinvolgimento è davvero forte. Quali sono state le scelte registiche che hai osservato per giungere a tale risultato? Mi piace molto muovere la macchina da presa. Affermo sempre che un movimento di camera non può che essere un ulteriore mezzo che porti ad un’ emozione. Naturalmente ogni movimento deve avere una spiegazione, muovere senza senso qualcosa porterebbe portare ad interrompere il connubio tra vicenda narrativa e mezzo con cui viene narrata. Ad ogni movimento do sempre una spiegazione razionale.
Attraverso gli sguardi atterriti deliranti e sconvolti del protagonista riusciamo a intravedere, come su di una superficie riflettente, di rimando, lo sconvolgimento dei “fantasmi incappucciati”. Come sei riuscito a gestire la macchina da presa che è un’entità silenziosa mai indiscreta? In questo caso, spiegare all'attore, Alessandro Grande, il movimento che stavo per intraprendere, ha aiutato lui stesso a creare una piccola realtà, dove la macchina da presa diventa un semplice oggetto di scena. Nonostante la natura enfatica del movimento, cerco di mettere in leggera armonia l'intensità emotiva dell'attore e quella descrittiva della camera.
Come sei giunto alla scelta della musica che, mai come in questo caso diventa quasi una “conditio sine qua non”? Con il musicista, Emanuele Bossi, è stato quasi naturale arrivare a quell'apice di ascolto. L'emotività delle immagini appena montate, ci hanno diretti verso un tunnel di forti sensazioni, che tradotte in note, hanno riempito i silenzi di angoscia che potevano arrivare da quelle immagini. Nel caso della musica c'è stato davvero un grande lavoro di pathos.
La macchina da presa si presenta come un ulteriore mezzo di grande capacità evocativa, sembra quasi che tu riesca a modellarla, plasmarla rispetto a quello che intendi comunicare. Ci sono dei tecnicismi che osservi, delle accortezze che tieni presente oppure dei Maestri a cui ti rifai? Sono cresciuto vedendo un cinema moderno, in particolare vedendo i movimenti di macchina che Gabriele Muccino creava nei suoi film, movimenti sempre interni e mai pensati, movimenti che sicuramente erano un prolungamento dello stato d'animo dell'attore. Ed così che quasi imitando quel che faceva lui, sono arrivato ad avere un approccio alla regia. Inoltre quando vidi i film di Paolo Sorrentino, notai che i movimenti sono coordinati da un forte pensieri critico ed evocativo. Unendo questi due diverse versioni di fare e vedere il cinema, sono riuscito a raggiungere una mia personalissima predisposizione per l' immagine.
Abbiamo intervistato anche l’attore del cortometraggio Alessandro Grande. Come è nata la tua collaborazione con Emanuele? Con Emanuele è nato subito un feeling lavorativo. Quando mi ha proposto di lavorare su “Pena. Esclusione di vita”, ci siamo messi subito all’opera facendo un lavoro di ricerca accurato di intenzioni e sfumature, procedimento necessario per dare la giusta credibilità ad un personaggio che lo spettatore vede solo per due minuti.
E’ stato difficile a livello interpretativo condensare trasporto, immedesimazione e intenso coinvolgimento emotivo, cosa evidentemente tangibile, per promuovere un tema così forte in una manciata di minuti? E’ stata sicuramente una bella prova d’attore. Perché mi trovavo in un contesto dove non avevo una spalla che mi desse la battuta con la giusta intonazione, ma ero solo a dover creare all’interno del quadro di ripresa una storia, un mondo.
Cosa pensi in merito al fatto che in alcune parti dell’America ci siano ancora dei casi di “morte indotta” attraverso la pena di morte? “Essere reclusi è conforme a giustizia, ma uccidere in qualunque forma, in qualunque modo è pur sempre sbagliato”. Il corto termina con questa frase, che rispecchia in pieno il mio pensiero.
Interviste a cura di Paola Tarasco
L\'Adobe Flash Player non installato o piu vecchio della versione 9.0.115!
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 26 Maggio 2010 11:50 )
Il premio Nobel Samuel Ting e l'astronauta Roberto Vittori raccontano il progetto durante la notte europea dei ricercatori, che si terrà a Frascati il 24 ...
«Domani sabato 4 settembre i Verdi saranno in piazza per difendere i diritti del popolo Rom, contro il razzismo, le discriminazioni e le politiche illegali ...
Non c’è modo migliore di conoscere un territorio se non esplorandolo. Ed è proprio questo l’obiettivo della quarta edizione di SuperAlp!4 – la traversata sostenibile ...
L’anticipazione dell’apertura della stagione venatoria ha già mietuto la prima vittima “umana”: un anziano cacciatore sardo è stato ferito al ventre da un colpo partito ...
«Il Presidente Napolitano ha ragione: all'Italia serve una politica industriale. Il crollo verticale delle vendite di auto dimostra che il settore automobilistico è sempre più ...
È una storia realmente accaduta quella che ha ispirato Giacomo Pilati, giornalista nato a Trapani. Un pettegolezzo antico, la cronaca di una metamorfosi costruita intorno al curatore di una cava ...
Una botta allo stomaco difficile da tenere a bada. Il bene e il male che si confondono, l'uno è l'interfaccia dell'altro di cui subito si perdono le labili linee di ...
La musica che viene dal Sud Africa, un angolo del mondo quasi dimenticato, tornato in auge solo grazie ai mondiali di calcio del 2010. Un angolo di mondo ostile per ...
Pesca eccezionale a Lampedusa: i ricercatori dell’ISPRA, impegnati dall’inizio dell’anno a raccogliere dati sulla biodiversità marina nel Canale di Sicilia, si son visti consegnare da un pescatore una femmina di ...