Amante nonché attento conoscitore della settima arte quale il Cinema evidenzia uno sguardo attento e scrupoloso su sfaccettature e dettagli fatti di immagini, suoni e colori che potrebbero sfuggire ad un comune “occhio”. Emanuele Pisano riesce a provocare nel pubblico emozioni, creare qualcosa che si possa davvero ammirare con suggestione e dimostra di conoscere l’animo umano e ciò che più lo muove documentando di sapere fin dove spingersi senza turbare gli spiriti ma sempre con discrezione senza rinunciare all’abbandono delle trepidazioni. Il cinema ha il dovere di focalizzare l’attenzione su problemi come handicap e disagio, senza troppi moralismi. L’arte non deve dare necessariamente delle risposte , essa può solo trovare la formula migliore per esporli, con un certo buon senso ed un delicato gusto estetico e contenutistico. I desideri di due vite si sfiorano. Un Uomo, un disabile in sedia a rotelle è prigioniero delle sue azioni e soprattutto dell'indifferenza da parte di chi invece dovrebbe prendersene cura. Qualunque cosa sembra uno scopo impossibile, anche guardar dalla finestra. Una Bambina, nomade, si procura da vivere, vendendo rose rubate furtivamente al cimitero. Ma ha in mente qualcosa di più importante, uno scopo che con cauta semplicità vuole raggiungere. Accomunati dallo stesso desiderio di godere della vita, provano ad ottenere la felicità, sfruttando le proprie forze. I loro nomi non sono importanti, tutti noi li abbiamo visti, li vediamo. Due storie parallele che si incrociano per un breve istante. Due vite che si sfiorano fino a compenetrarsi perdere i confini del proprio raggio d’azione che si fonde in un corale atto d’esistenza e si estrinseca oltre ciò che è possibile ed immaginabile oltre i limiti della propria percezione.
Entrambi i protagonisti cercano di elevarsi ad una condizione che gli spetta di diritto. Come ti è balzata l’idea di mettere in comunicazione realtà così differenti che riescono a raggiungere un barlume di felicità seppur tramite piccole cose costruite con ingegno? L'idea che ha accompagnato tutta la troupe e me in prima persona per la realizzazione di questo cortometraggio, era quella di creare qualcosa di semplice ma soprattutto di reale, nulla che potesse essere inteso come sperimentalista metafisico o altro. C'è stata la voglia di narrare gli ultimi, gli ultimi e il loro sogni, desideri che nella loro semplicità diventano magia. Due storie apparentemente lontane, ma che nel loro intento finale si sfiorano, voltando pagina al loro personale problema.
I desideri di due vite che si sfiorano fino a compenetrarsi attraverso uno scambio fatto di oggetti, semplici sguardi fino al raggiungimento di un soddisfacimento reciproco all’insaputa l’uno dell’altro. Credi che questo possa essere realmente attuabile nella vita quotidiana? Credi nelle coincidenze provvidenziali? Credo che essere spinti dalla stessa voglia di fare e reagire a qualunque cosa ci porta nelle stesse direzioni, negli stessi mondi comunicativi. Ogni azione è causata da un effetto, su questo gira il mondo e le forze che lo popolano. Basterebbe fermarsi un attimo per capire quante azioni che noi compiamo sono scaturite da fattori esterni(amici, animali, temperature climatiche).
I tuo corti sono trascinanti, risucchiano in un vortice di emozioni epidermiche che si vivono con intensità tale da cedere alla riflessione e alle lacrime. Come fai a condensare in pochi minuti tanto trasporto emotivo? L'obbiettivo è sempre quello di racchiudere in pochissimo tempo, quello che è l'intento ed il tema del cortometraggio. Dilungarsi altrove distoglierebbe l'attenzione. Ma è proprio la concezione che ho verso il cortometraggio che mi spinge a fare ciò. La durata breve aiuta senza dubbio l'intensità delle emozioni, ma concentrarsi sull'argomento crea e rende più fruibile il messaggio dato.
Riesci a imprimere su pellicola problematiche che, ahimè, coinvolgono un po’ tutti, o per lo meno se non direttamente sono note ad un nostro parente, al dirimpettaio. Questa tua scrupolosa attenzione potrebbe essere un’arma a doppio taglio: vuoi perché sono tematiche quotidiane per cui è più semplice accogliere dalla propria parte un numero maggiore di consensi, vuoi perché potresti essere più esposto a critiche. Tu personalmente come la gestisci la duplicità del punto di vista? Cerco di raccontare sempre quello che mi piace, e quello a cui tengo. Spesso capita che il mio piacere venga condiviso da una buona parte del pubblico, e per questo non posso nascondere di tener conto molto al pubblico. Infondo Cinema e Teatro senza pubblico non esisterebbero. Oltrepassare l'ostacolo del pubblico vuol dire affrontare le critiche con molta più parsimonia. Che queste arrivino e siano costruttive mi fa un enorme piacere, che siano di quelle diffamatorie, invidiose e prive di senso, lascio scorrere senza alcun problema...
Rivedendo i tuoi lavori quali sono, sempre che ci siano, le critiche che rivolgi a te stesso? E cosa cambieresti della tua impostazione registica dopo aver terminato di girare? Molte volte muovo troppo la macchina da presa. A mente fredda seduto davanti ad uno schermo che proietta i miei lavori, desidererei trovare qualcosa di più stabile. Ma poi sul momento mentre giro, lascio scatenare quel che desidero dentro e quindi: che vadano i movimenti!!! Mi piace molto l'estetismo, e lo curo sulle cose che faccio. Quando si gira purtroppo i tempi stretti non aiutano a sistemare limare e calibrare bene le imperfezioni. Recupero un pò al montaggio, tenendo conto di quel termine che mi assilla parecchio, ovvero “perfezione”.
La scena della lenta e significativa costruzione dello specchio come “occhio” al di là del microcosmo entro cui si è costretti ad essere confinati è di forte intensità. Come sei riuscito a costruire la sequenza in maniera così toccante e diretta? Mi ricordo benissimo che quando abbiamo iniziato a girarla è stato un qualcosa di adrenalinico. Sembravamo dei bambini che stavano costruendo il proprio giocattolo preferito. E' come se avessimo fatto una corsa tutta d'un fiato. Ci siamo buttati dentro un vortice di creatività...
Intervista a cura di Paola Tarasco
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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 02 Giugno 2010 15:03 )
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