Emanuele Bocci è indubbiamente un artista poliedrico, che non si è lasciato sfuggire nulla in ambito musicale. Infatti ha studiato canto, pianoforte, fisarmonica, chitarra, percussioni latine e africane, armonia e composizione ed ha accompagnato questa sua grande passione con il teatro, che si sposa perfettamente con il genere musicale che produce. Una delle nuove voci del panorama italiano, Emanuele si distingue per la sua ricerca di novità e intraprendenza, perché ormai non è facile sfondare in un mondo inflazionato come quello della musica. In barba a tutti i talent show televisivi che ci bombardano di giovani promesse, di cui spesso dimentichiamo il nome dopo sole due settimane, Emanuele si sta facendo strada a forza con la sua voce e i suoi strumenti, e i risultati sono decisamente incoraggianti. La sua musica potrebbe essere definita folk-jazz e il progetto “Microclima”, che si occupa di musiche e canzoni originali e cover d'autore sembra fare proprio al caso suo; inoltre, nell’arco della sua giovane carriera, Emanuele ha anche partecipato al progetto-omaggio a Domenico Modugno “Penso che un sogno così”, di cui è direttore artistico il maestro Marcello Faneschi (che è stato tra l'altro collaboratore dello stesso Modugno e arrangiatore della RCA). Da pochi giorni è uscito il suo nuovo singolo “Non ci sono più parcheggi”, un brano che ironizza sulla quotidiana realtà della ricerca del parcheggio. Infatti nel video il protagonista, interpretato da Paolino Ruffini (attore comico livornese, volto noto di Mtv e RaiDue e protagonista di diverse produzioni cinematografiche), è alla disperata ricerca di un posto auto mentre chiama la sua donna, dicendole di aspettarlo. Una gag che potremmo definire quasi esilarante e una musica che ricorda vagamente il famoso “Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale, vengo anch’io, no tu no”, un tormentone old style sempreverde che riecheggia nello spartito di Emanuele per questo brano. Il video, poi, accosta vecchio e nuovo con una semplicità naturale: una Citroen Due Cavalli e un motorino, i parcheggi in doppia fila e la benzina che diminuisce di isolato in isolato, i cellulari, ormai presenza ossessiva della nostra vita, e jazz band con tanto di sax, fisarmonica e violoncello si mescolano in un vortice di giovialità e freschezza. Il singolo fa parte di un lavoro discografico di prossima uscita ed è inserito in uno spettacolo di teatro-canzone intitolato “Un Clima Nuovo”.Tutto il progetto tratta di attualità con particolare riferimento alla questione ambientale. Ogni canzone è una storia, cantata e raccontata con un approccio ironico e “popolare”.
Come è iniziata la tua carriera musicale? Ho iniziato con una chitarra, a sette anni… però le prime vere esibizioni, presentando ad un pubblico le mie canzoni, risalgono ad una quindicina di anni fa. Nel’97 è arrivato il primo vero riconoscimento all’interno di un concorso per emergenti di rilievo nazionale e la prima pubblicazione di un mio brano all’interno di un cd-compilation. Da allora ho continuato a suonare e soprattutto a scrivere. Ho capito che mi piaceva raccontare storie attraverso la musica. Incuriosito e ispirato dai piccoli fatti della quotidianità o dalle contraddizioni del mondo d’oggi ho cominciato a descrivere la realtà attraverso le mie canzoni.
Gli echi della musica popolare italiana sono lampanti all’interno della tua produzione. Quali sono gli artisti passati che ti hanno maggiormente influenzato? Fabrizio De Andrè, che è per me un maestro nonché uno dei capostipiti più rappresentativi della canzone popolare d’autore italiana. Giorgio Gaber perché ascoltandolo ho avuto modo di conoscere e apprezzare il teatro-canzone, tanto che adesso il live che propongo si riallaccia proprio a questo filone. Poi, come non citare Domenico Modugno che, a mio parere, ha dato il via alla musica italiana in senso moderno. Inoltre i padri dello swing e del jazz all’italiana: Buscaglione, Arigliano, Carosone. Infine Paolo Conte con il suo carisma da chansonnier, Caputo e Capossela per le commistioni tra jazz, folk e canzone d’autore.
Come è nata l’idea di “non ci sono più parcheggi” e come mai hai scelto proprio Paolino come protagonista del video? L’idea è nata da un fatto concreto che capita un pò a tutti i patentati, una sorta di “tragicommedia della vita quotidiana”. La descrizione della ricerca ossessiva del parcheggio vuole essere tuttavia l’esempio emblematico di una vita moderna che è sempre meno sostenibile e sempre meno a dimensione d’uomo. Il problema non è tanto che non ci sono più parcheggi, quanto piuttosto che nelle città grandi, ma anche ormai nei piccoli centri, accade sempre più spesso che le strade siano oberate dalle auto, che se esco con la macchina per svolgere una determinata commissione, ci metto più tempo a parcheggiare che a svolgere la commissione per cui sono uscito. I tempi si allungano, aumenta lo stress, aumentano i consumi e anche se quattro ruote sono più veloci di due piedi, può succedere che in auto le distanze paradossalmente aumentino… Paolino Ruffini è al momento uno dei comici toscani più apprezzati a livello italiano. La sua comicità fa forza sulla sua toscanità e già questo ben si sposava con un brano come “Non ci sono più parcheggi” che parla di un evento universale, ma affrontato con un approccio popolare. Poi “la sua faccia”, la sua espressività così naturalmente ironica, niente di più perfetto dietro al parabrezza di una 2 Cavalli che gira compulsivamente per un quartiere alla ricerca di un parcheggio.
Programmi futuri per la tua carriera musicale? A fine estate è prevista l’uscita del disco, a cui sto lavorando con il musicista e produttore Riccardo Cavalieri, da cui “Non ci sono più parcheggi” è tratto come singolo. A parte qualche anteprima in alcuni importanti festival di musica e teatro durante l’estate, da settembre in poi inizierà il vero tour nei locali, dove presenterò un concerto live con brani del disco, altre canzoni del mio repertorio, pezzi della tradizione popolare, e nei teatri, dove proporrò lo spettacolo di teatro-canzone intitolato “Un Clima Nuovo” che affronta temi di attualità partendo dal clima in senso ambientale per poi trattare il clima secondo accezioni e significati diversi.
L’album da cui è tratto il singolo si occupa in maniera particolare dell’ambiente. Qual è il tuo impegno in questo settore? Indubbiamente scrivere canzoni che trattano temi legati all’ambiente è per me già un impegno in questo senso. Attraverso il canale musicale, con l’arma dell’ironia cerco di informare le persone su storie e fatti che si tendono a dimenticare con troppa facilità e noncuranza e su cui invece sarebbe opportuno soffermarsi. Penso inoltre che avere un impegno in senso ambientale oggi significhi impegnarsi nel quotidiano, senza scordare che ogni nostra azione incide sullo stato di salute della terra, delle sue risorse, della sua vita presente e futura. Cerco quindi di adottare comportamenti che riducano la mia “impronta ecologica”. Con la mia famiglia faccio parte di un GAS, un Gruppo di Acquisto Solidale. Solidale con l’ambiente, con i paesi del sud del mondo e con noi stessi. Dagli alimenti ai prodotti di cosmesi, dai detersivi ai pannolini per mio figlio, scegliamo prodotti che abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente. Infine sempre con il GAS organizziamo incontri di autoformazione a informazione su consumo critico e stili di vita alternativi.
Credi che lo Stato intervenga abbastanza in difesa e tutela dell’ambiente? No, credo che al momento lo Stato faccia ben poco per l’ambiente, anche perché a livello parlamentare in Italia non esiste un partito che rappresenti un vero movimento ecologista. Ci sono tuttavia delle ottime iniziative che fanno ben sperare. Iniziative a livello locale, alcune liste civiche che hanno fatto della questione ambientale una bandiera, alcune iniziative “popolari” che dalle piccole realtà da cui sono nate si stanno espandendo a macchia d’olio (i GAS stessi ne sono un esempio), movimenti politici alternativi che partiti dal basso stanno iniziando ad entrare all’interno delle istituzioni.
a cura di Roberta Pierini
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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 24 Maggio 2010 13:56 )
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