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Album d’esordio per i “Disordine delle cose”
Lunedì 31 Maggio 2010 13:12    PDF  | Stampa |  E-mail

“Uscita col botto per i Disordine delle Cose, che sembrano avere davvero qualcosa da dire”: questo è ciò che scrive di loro La Stampa. Il Disordine delle Cose è una band piemontese presente nella scena indipendente italiana dal 2008 e composta, nella sua formazione base, da cinque elementi con diverse e variegate esperienze musicali nel panorama indie rock degli ultimi dieci anni: Marco Manzella, vocalist del gruppo, Luca Schiuma al pianoforte, Alessandro Marchetti al basso, Vinicio Vinago alla batteria e Emanuele Sarri alla chitarra. Lo scorso 2 ottobre è uscito il loro omonimo album d’esordio, anticipato dal singolo Astronauta, per il cui video sono state utilizzate le illustrazioni di Valeria Belloro. L’album, i cui testi sono tutti rigorosamente in italiano, è il risultato, molto curato sia nelle musiche che nelle parole, della collaborazione con artisti come Syria, Carmelo Pipitone, Paolo Benvegnù, Marco Notari, Marcello Testa e tanti altri. Sono state numerose anche le esibizioni  live del gruppo e proprio in questi giorni si sta concludendo il loro tour promozionale che, partito da Milano il 6 ottobre, si chiuderà l’8 maggio. 


Come sta andando il tour promozionale del vostro album?
Fortunatamente sta andando meglio delle nostre più rosee aspettative. Nel nostro girovagare abbiamo incontrato un pubblico molto interessato, educato, in grado di ascoltare e capire profondamente il nostro live nel suo intero fino addirittura ad apprezzare anche dieci minuti di improvvisazione. Siamo molto fieri del nostro pubblico. In effetti, però, il nostro tour non nasce per promuovere il disco. Siamo una band che predilige l’esibizione dal vivo. Forse direi che abbiamo fatto il disco per poter girare dal vivo (ride nda)

Avete tutti esperienze musicali differenti alle spalle: in che modo questo vi ha aiutato nel creare le vostre canzoni e in che modo, semmai, vi ha messi in difficoltà?
Ci conosciamo da molto tempo e, per fortuna, siamo molto affiatati anche personalmente. Questo ci ha aiutato molto e si è formata una buona e rara alchimia. Nasciamo dalle nostre esperienze musicali e mescolandole siamo riusciti o, almeno, speriamo di essere riusciti, a creare un suono che in un certo senso sia “nostro”. Il confronto con diverse esperienze musicali, dal nostro punto di vista, è fonte di crescita e ispirazione e, in conclusione, non ci ha mai creato alcuna difficoltà.

Quali sono le influenze musicali che si possono riscontrare nella vostra produzione?
Le influenze sono molte e differenti. Sicuramente abbiamo radici solide nella musica cantautorale italiana, da Luigi Tenco a Piero Ciampi. Il nostro modo di scrivere liriche deve molto a loro, alla rivoluzione per cui il ruolo della parola si pone in primo piano rispetto alla metrica che la contiene, ma non l’annulla e non la sovrasta. Da un punto di vista più musicale sicuramente i Beatles sono un gruppo che tutti amiamo e che, inevitabilmente, ci influenza. Spesso ci fanno notare che la nostra musica ha alcune radici forti anche nel rock progressivo italiano, altre volte invece nelle melodie del grunge degli anni 90 e questo non può che farci piacere. Insomma le influenze sono molte, un gran disordine anche qui! (ride, nda)

Quanto ha inciso la collaborazione con altri artisti?
Sicuramente l’incontro e la collaborazione con gli ospiti del disco è qualcosa di cui andiamo molto fieri. La loro presenza ha impreziosito i nostri brani che erano, d’altra parte, già registrati e arrangiati prima che decidessimo di chiedere loro un qualche tipo di intervento, lasciandoli liberi di arricchire i brani con il loro gusto e la loro sensibilità. Ovviamente lavorare con loro è stato per noi motivo di crescita dal punto di vista dell’esperienza musicale e i loro apprezzamenti sul nostro lavoro sono stati una delle più grandi soddisfazioni.

In molti hanno detto che il vostro è un lavoro raffinato, curato nei particolari, un disco forte e delicato allo stesso tempo. Cos’altro aggiungereste a queste definizioni?
Ci fa molto piacere. In effetti il nostro è un disco “bianco”, un esercizio a togliere più che a riempire, in cui la preziosa direzione artistica di Gigi Giancursi (perturbazione, nda) è stata in grado, a nostro parere, di mettere tutti i pezzi al loro giusto posto. Dal vivo, al contrario, amiamo arricchire i brani con interventi e parti sicuramente più presenti: è l’altro volto del disordine delle cose, un volto in cui l’inserimento al violoncello di Mattia Boschi (marta sui tubi) per tutto il tour, ha avuto un ruolo fondamentale.

a cura di Roberta Pierini

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