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“Una sigaretta”, il nuovo video di Andrea Maja
Lunedì 14 Giugno 2010 13:35    PDF  | Stampa |  E-mail

Il rock italiano ha una voce che parla di se e della vita vissuta. È la voce di Andrea Maja che attraverso i testi delle sue canzoni riesce a trasformare in musica emozioni e sentimenti intimi, senza però scadere nel pessimismo o nella noia, come purtroppo accade spesso quando un artista decide di cantare le sue emozioni. Andrea invece riesce a tradurre ciò che prova in un sound ritmato, vivace e colorato, che lascia però spazio alla riflessione e all’introspettività. Il tutto avviene anche grazie alle sue fantastiche doti di paroliere ed interprete, due caratteristiche fondamentali per entrare nel mondo della musica dalla porta d’ingresso e non da quella di servizio. Certo è che la strada della sua formazione è costellata di collaborazioni con maestri importanti che sicuramente hanno inciso in maniera determinante a fare di Andrea il cantautore che è oggi, non ultima Loredana Bertè, della cui collaborazione Andrea ha un fantastico ricordo. Diciamo che sarebbe stato difficile per lui ottenere risultati negativi, essendo praticamente cresciuto all’ombra di questi artisti che lo hanno aiutato nella sua formazione e affermazione. “Una Sigaretta” è il singolo che anticipa il suo nuovo album, di prossima uscita. E’ un brano di assoluta originalità e ha come principale concetto il non riuscire a stare dietro al tempo che passa e il continuo rincorrersi alla ricerca di un significato. Brano rock molto ritmico miscelato da percussioni e chitarre spagnoleggianti, “Una Sigaretta” usa come metafora il bruciare di una sigaretta per raccontare lo stato di un uomo che chiede ancora tempo rivendicando la propria esistenza. Un paragone senza dubbio calzante, che rende immediatamente l’idea del passare del tempo, della sua rapidità e irreversibilità perché come una sigaretta bruciata non può essere riarsa, il tempo trascorso non può tornare indietro. Il brano quindi è un nuovo viaggio all’interno dei sentimenti e dei pensieri di Andrea Maja che decide di stare al mondo prendendolo di petto, senza aspettare che gli eventi lo travolgano. Abbiamo chiesto ad Andrea di parlarci un po’ di lui e della sua musica.

Andrea, lascio a te il compito di raccontarci la tua storia musicale..
Ho iniziato con il grande maestro Roberto Soffici che diciamo mi ha “svezzato” nei miei primi passi da cantautore, poi i fratelli La Bionda che sono stati la parte musicalmente più ritmica di grande insegnamento a livello professionale e di studio. E' arrivato poi Roberto Casini (autore di Vasco Rossi ed ex Steve Rogers Band) che ha prodotto il mio primo album qualche anno fa e adesso questo lungo nuovo lavoro insieme al chitarrista Luca Montaldo, musicista che mi accompagna dal primo album e che ha trovato una sintonia totale con il mio mondo musicale e di pensiero. Con lui si è fatto un grande cammino fino ad arrivare alla collaborazione artistica di Paolo Agosta, per riassumere il tutto in un disco che mi ha occupato e divertito molto e anche destabilizzato, perché quando si fa un disco la mente raggiunge spesso dei livelli inconcepibili che passano dall’esaltazione all’autolesionismo. Insomma non si è molto equilibrati quando si fa un disco, la “schizofrenia” ti accompagna sempre un po’, ma è anche il motivo per il quale si diventa schiavi del piacere di fare musica.

Hai collaborato con artisti molto importanti, ma sembra proprio che Loredana Bertè abbia lasciato un segno particolare nei tuoi ricordi. Come è stato lavorare con lei e quali insegnamenti ne hai tratto?
Lory è stata fantastica. E' capitata per caso negli studi per suoi appuntamenti di lavoro. Ci siamo incontrati e scrutati, non siamo tanto diversi, siamo entrambi molto passionali quando si fa musica. La quotidianità di incontrarci in quel contesto ci ha portati a una spontanea collaborazione. E' stato ovviamente fantastico vedere una grande artista mettersi tranquillamente in gioco con un cantautore alla sua prima uscita. Il suo insegnamento più importante è stato quando mi ripeteva ogni giorno “Andrea tu fai la tua musica, lascia perder tutto quello che gli gira intorno, non è importante, conta solo che continui a farla senza farti influenzare”. Lei è sempre stata molto allergica a produzioni di dischi confezionati, una che non vuole assolutamente esser sotto controllo e forse per questo ci siamo subito annusati e capiti. Io, come lei, non sopporto chi cerca di confezionarmi come un pacchetto regalo, etichettarmi e catalogarmi. La musica è qualcosa di totalmente astratto, è aria che, per quanto non sposti certo gli equilibri del pianeta è sempre piacevole poter respirare come colonna sonora della nostra quotidianità, quindi bisogna fare musica che dia aria non inquinata, quella già c'è. A volte sento dire “ci vogliono novità”, la novità per me sarebbe dare importanza e rispetto al presente musicale quanto al passato. Ci sono in giro tanti artisti che hanno storie da raccontare e ne ho conosciuti molti che ancora devono rivelarsi. Legarsi al passato, per quanto importante, è il modo peggiore per non vivere il presente come si deve. Comprendo che è difficile dare credibilità alla musica quando viene messa in mostra come una corsia preferenziale alla notorietà attraverso personaggi che dicono “canto, ballo e mi piacerebbe lavorare in tv o fare un film”. Insomma manca solo che chiedano un posto in parlamento. Mi rendo conto che questo tipo di situazione oggi porti diffidenza verso questo mondo, ma non va mischiato chi cerca in tutti i modi di apparire con chi fa musica per amore di farla. Sono due mondi opposti troppo spesso confusi nella confusione.

“Una sigaretta” è il tuo ultimo video: pieno di colori, musiche decisamente rock con sfumature spagnoleggianti e la vita al centro dell’attenzione. Come è nato questo brano?
È una canzone di tregua. Una sigaretta brucia in fretta quanto la vita stessa. Arriva un momento nel quale ognuno di noi arriva a dire “basta, calma”. Si va a letto con tanti buoni propositi e ci si sveglia dimenticandoseli. Forse per una notte bisognerebbe non dormire e portarli finalmente a buon fine. Nella vita si cresce pensando di ottenere risposte e ci si accorge che ad ogni risposta sono aumentate paradossalmente le domande. Credo che ognuno di noi dovrebbe riuscire a darsi una svegliata su quello che è giusto fare. Io per primo, che spesso per pigrizia mi perdo in un mondo tutto mio. Bisogna esistere. Quando scrissi questa canzone volevo svegliarmi da solo. Certo scriverlo è più facile che farlo e la vita a volte dà delle mazzate dalle quali è dura rialzarsi, ma è pur sempre un passo avanti piuttosto che farne tre indietro standosene nell'ombra.

Il singolo fa da apripista alla ormai prossima uscita del tuo nuovo album. Cosa dobbiamo aspettarci da questo lavoro?
“Sfumature” è un libro e ogni suo brano un capitolo. Ho voluto inserire canzoni scritte in tempi molto diversi uno dall'altro ma che hanno un filo comune nel mio modo di essere disordinato ed equilibrato nello stesso tempo. Non c'è controllo e bisogna smettere di pensare che ci possa essere nella propria vita. Viviamo di tornadi di emozioni, ricordi, imprevisti drammatici e di momenti di calma piatta tutti allo stesso modo. Non c'è una regola scritta per viverli, ma le canzoni riescono a trovare un modo per raccontarli che può farci sentire molto più simili e in preda ai venti sulla stessa zattera. Chi di noi non ha pensato tante volte “per me è diverso”? La realtà è un'altra, per quanto tutti individui con le proprie idee cerchiamo attraverso gli altri le stesse emozioni. Cambiano le sfumature ma l'obiettivo è lo stesso, dare un senso alla nostra vita e non sprecarla. Questo significa anche non accontentarsi mai, la ricerca deve esser continua, si impara da tutto, amore, allegria o dolore che sia. La musica non dà mai risposte concrete o sarebbe troppo facile (e anche noioso) aver la soluzione, ma aiuta a cercarle un po’ come un'agenda che ci ricorda “domani hai un appuntamento con la tua vita”.. ma sarebbe stato un titolo effettivamente troppo lungo e presuntuoso. Morale, nell'album non troverete la risposta a nulla. Mi auguro però una spinta per cercarle attraverso storie diverse e situazioni emotive da condividere.

Quali programmi hai per il futuro?
Continuare a fare musica, salvare il mondo da se stesso (questo non potevo non dirlo, mi sento molto a miss Italia), campare abbastanza per visitare la luna e perché no, visto che sognare non è ancora vietato, avere una vita talmente imprevista che valga sempre la pena di esser vissuta fino in fondo. Ciò che conta è che gli amici e le persone che amo mi accompagnino sempre in questo, da soli non c'è motivo di esistere.

a cura di Roberta Pierini

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