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“Defeated Songs” dei The Mantra ATSMM: ogni stop è un nuovo start
Lunedì 05 Luglio 2010 13:33    PDF  | Stampa |  E-mail

Un nome particolare quasi quanto la loro musica. Infatti, The Mantra ATSMM è un acronimo e sta per The Mantra Above The Spotless Melt Moon. Sembrerebbe un nome quasi senza senso, eppure la musica di questo gruppo, composto da quattro ragazzi nati all’ombra del Vesuvio, è decisamente densa e intrisa dei loro gusti, delle loro passioni e di tutto quanto abbia influenzato la loro precoce formazione, sin dai tempi del liceo, ossia, quando il primo embrione del gruppo ha iniziato a creare quello che sarebbero diventati i The Mantra ATSMM oggi. I membri della band si sono conosciuti nel 199, al primo anno di liceo, quando Davide e Maurizio suonavano il rock progressivo di Genesis, e Pfm in una band chiamata Desert Cave, mentre Adriana e Salvatore suonavano inizialmente in una band chiamata Feedback, che si ispirava ai primissimi Muse. Nel 2006 decidono di unirsi in quartetto sotto con il nome che si portano tutt’ora dietro. Nel 2007 collaborano con un cantante per incidere un EP (Stare at the bombs and then die) per la Forgotten Empire Records. Nel 2008 pubblicano uno split in vinile in edizione limitata di 300 copie con la band irlandese God Is An Astronaut per la label francese Aaargh Records. È nel maggio del 2010 che viene prodotto il loro primo lavoro ufficiale, “Defeated Songs”, che, dopo essere uscito in Inghilterra, dove sta avendo ottimi riscontri di critica, viene pubblicato anche in Italia. Sembra quasi assurdo pensare che una band italiana così particolare e interessante debba pensare di produrre prima in terra straniera che in casa propria, ma alla fine, la strada per il successo sembra essere quella giusta. Il disco d’esordio di The Mantra ATSMM può essere considerato un disco facile e difficile allo stesso tempo; presenta i due lati dei Mantra: quello incline alla musica anglosassone, con richiami ad artisti come Radiohead e Pink Floyd, e quello invece fortemente riflessivo ed introspettivo, a tratti intimista, tipico di artisti italiani quali Franco Battiato o Fabrizio De Andrè. La prima produzione di questa giovane band trasmette appieno l’incredibile qualità di potenziale internazionale, di un gruppo che sa preservare la propria originalità, senza cedere alla tentazione di semplici citazionismi e, tantomeno, al netto incanalarsi in un genere. Davide Famularo, bassista del gruppo, ha risposto alle nostre domande per spiegarci meglio la genesi e l’evoluzione di uno dei gruppi più introspettivi dell’attuale panorama musicale made in Italy.

Innanzi tutto, potreste illuminarci sul nome della vostra band: The Mantra Above The Spotless Melt Moon. Come lo avete scelto e cosa significa effettivamente?
Il Nome della nostra band è un insieme di immagini e citazioni che hanno influenzato ed ispirato il nostro cammino. Non siamo soliti rivelare il significato di tutte le parole, possiamo dirvi però che “mantra” deriva da un brano dei Tool e “spotless” dal titolo di un film, infelicemente tradotto qui in Italia in “Se mi lasci ti cancello”.

Sono numerose e notevoli le influenze musicali presenti nel vostro album. Come definireste il vostro genere?
Non sappiamo, né amiamo rinchiuderci in un genere ben definito, d'altra parte sarebbe piuttosto difficile vista la varietà e la molteplicità delle nostre singole influenze. Semplicemente componiamo musica, senza badare troppo a definizioni né a scelte di genere.

È vero che l’Italia non vi ha spalancato le porte del successo, ma come mai avete scelto di cantare tutto il vostro album in inglese?
La scelta di cantare in inglese deriva semplicemente dalla necessità di comunicare ciò che vogliamo esprimere al maggior numero di persone possibile. Non siamo esterofili, piuttosto ambiziosi.

Considerando il percorso particolarmente arduo che avete intrapreso per poter produrre il vostro album, cosa ne pensate della musica italiana? Credete che i produttori siano abbastanza aperti verso generi musicali che non siano i classici pop e rock dei giovani emergenti?
Crediamo che la importantissima tradizione italiana, sia essa rappresentata da cantautori come De Andrè o Battiato oppure da compositori di livello internazionale come Ennio Morricone o Nino Rota, debba tornare ad essere una lezione ed un monito per coloro che fanno, vendono e veicolano musica su larga scala. L'abbassamento del livello culturale che viviamo in questi anni, purtroppo penalizza anche il settore musicale. Ci sono sicuramente realtà valide che purtroppo hanno serie difficoltà ad uscire dalla “nicchia”, tuttavia riteniamo che con tanto coraggio, spinti da una forte necessità espressiva, si possa riuscire negli intenti che ci si prefigge, semplicemente bisogna tener duro e non fermarsi alle prime difficoltà.

“Defeated Songs”: cosa ci raccontate di questo album? Cosa dobbiamo aspettarci dal suo ascolto?
Defeated Songs è il risultato di un anno intero di lavoro, di canzoni e di cambiamenti. Il titolo dell'album è abbastanza indicativo dei temi trattati nei brani. La sconfitta è per noi un punto di partenza, non di stop. Ha una connotazione positiva, è il momento in cui si può iniziare la risalita.

Progetti futuri?
Oltre a continuare a suonare dal vivo ed in sala prove, siamo tornati in studio per lavorare su nuove idee e nuovi brani.

di Roberta Pierini

 

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