Dal verde della Toscana alle luci della ribalta: Daniele Babbini nasce a Carrara nel 1976 e se dovessimo descriverlo con due parole sarebbero di sicuro poeta e cantautore, per cui mi è sembrato giusto e doveroso spendere almeno alcune righe anche sulla sua produzione poetica: in questa veste, infatti, Daniele ha pubblicato già diverse raccolte di poesie inedite, tra cui “L'ombra dell'anima”, con cui ha vinto molti prestigiosi concorsi, e poi ancora la raccolta “Il violino del diavolo” e la recentissima “l'Assetato stupore”, che si è aggiudicata il Premio Autore 2009 al Salone Internazionale del Libro di Torino. Da sempre la poesia è un completamento della musica, mentre non sempre si può affermare il contrario; certo è che per Daniele l’incontro tra le due strade si è rivelato decisamente fruttifero e i risultati non hanno tardato ad arrivare. L’esordio come cantautore risale al 2003, anno di produzione del suo primo singolo “Oggi però”. Nel 2007 esce un nuovo singolo “Lo psicanalista”. Un'altra sua canzone dello stesso anno “Libero Barabba” dà il nome ad una campagna internazionale di sensibilizzazione contro la pena di morte sostenuta da Edizioni Clandestine. Possiamo tranquillamente fermare questa data come l’anno della svolta per Daniele perché da questo momento in poi la sua carriera si arricchisce di esperienze e notorietà: già nell’estate del 2008 esce il singolo “Meglio solo” che gli permette di affiancare Gatto Panceri nel suo tour estivo e nel 2009 esce il primo album, “Sono Cose Che Succedono” prodotto da One E Music, al quale collabora proprio con Panceri. La musica di Daniele racconta la vita vera, emozioni ed esperienze vissute in prima persona, con semplicità e melodie coinvolgenti, senza voler strafare cercando essere impegnato a tutti i costi. Ad esempio una canzone some “Precario”, pur trattando un argomento serio e scottante come quello della crisi economica mondiale e del precariato lavorativo, lo fa con un tono vivace e il sorriso sulle labbra, così da rimanere più facilmente impresso nella mente di chi lo ascolta, ed è accompagnato da un video geniale che va dritto nel segno. Questa è la musica di un ragazzo che ha ancora tanto da raccontare e che, soprattutto, non teme l’inferiorità del pop nei confronti del rock o del metal. Perché, in fondo, non sta scritto da nessuna parte che il pop sia musica di sottobanco.
Gatto Panceri è stato l’artista che ti ha aiutato ad emergere nel difficile mondo della musica e ha anche scritto la prefazione del tuo ultimo libro di poesie “L’assetato stupore”: come lo descriveresti e, soprattutto, in che modo questa collaborazione ti ha aiutato a crescere in campo musicale? Gatto è un artista straordinario, vive e respira musica ogni istante del giorno. Ho avuto la fortuna di andare in tour con lui e passare molto tempo a stretto contatto, è nata una bella amicizia che è sfociata in una collaborazione, due brani del mio primo album “Ipnotica” e “Guida tu” sono stati scritti a quattro mani… lavorare con lui è una scuola continua… è sempre imprevedibile. E’ stato bello vedere come due mondi musicali come i nostri, all’apparenza distanti, possano fondersi insieme. Le collaborazioni arricchiscono sempre… ma solo quando sono sincere e spontanee, non precostituite. La prefazione al mio libro è stata la ciliegina sulla torta, anche perché quando me l’ ha proposto pensavo scherzasse, poi invece l’idea di non avere la solita prefazione scritta da un “letterato” ci sembrava perfetta per un libro di poesie abbastanza particolare come “L’assetato stupore”, che accosta liriche e fumetti (disegnati da Francesco Sturlese). E quindi gli ho detto “scrivi quello che ti pare”. Ha letto il libro e ha scritto cose molto belle su di me e lo ringrazio di cuore.
Ultimamente il tuo nome è diventato “sfortunatamente” noto per il presunto caso plagio della tua canzone “Oggi però” e “Per tutta la vita” presentata a Sanremo da Noemi. Non deve essere stata un’esperienza positiva per te. Ce ne parli? Sicuramente non è piacevole... è gossip… insomma la cosa mi è letteralmente piovuta addosso ed è stato detto e scritto di tutto, talvolta anche in modo impreciso… le canzoni si somigliano e chiunque può ascoltarle e farsi una propria idea… io preferisco continuare a fare ciò che mi interessa... cioè musica… …
Parliamo ora di qualcosa di decisamente più piacevole, il tuo ultimo album “Sono Cose Che Succedono”: a cosa va incontra chi lo ascolta? Va incontro a degli spaccati di vita, cose che succedono tutti i giorni anche se a volte si fatica a credere che accadano davvero. In questo disco racconto semplicemente quello che vedo, è un disco molto sincero, senza compromessi, a tratti quasi di cronaca affrontata quando in maniera ironica quando a muso duro, a seconda della tematica. In tutto questo la musica aiuta a sottolineare ed amplificare il messaggio. C’è spazio anche per sentimenti più intimi e personali, è quindi un disco soggettivamente oggettivo…
Nelle tue canzoni parli di esperienze personali, oppure ti sei lasciato andare e hai creato canzoni in cui tutti, più o meno, possono ritrovarsi? Tutto ciò che scrivo parte sempre da un esperienza personale, anche la semplice osservazione di cose che accadono ad altri è comunque un esperienza personale. Le canzoni hanno poi la forza di staccarsi da questa dimensione personale e diventare di tutti.. non ricordo chi lo ha detto, ma è assolutamente vero “le canzoni non sono di chi le scrive ma di chi le ascolta”.
“Precario” è una canzone particolare: tratta un argomento delicato come quello della crisi e del precariato in un modo allegro e vivace, quasi una beffa oserei dire. Come è nata questa canzone? “Precario” è nata in un periodo mi ero un po’ allontanato dalla musica, per vivere facevo un altro lavoro, il corriere espresso, ed avevo per l’appunto un contratto da precario… quindi si può dire che in qualche modo è anche un brano autobiografico, anche perché ora che faccio di nuovo il musicista a tempo pieno avverto comunque il senso di precarietà… Volevo affrontare questa problematica sempre più preoccupante e attuale e ho scelto di usare l’ironia come linguaggio perché a mio avviso permette di far arrivare meglio il messaggio, anche con il sorriso sulle labbra si possono fare considerazioni molto amare e far riflettere.
Quali programmi ci sono per il futuro? E’ da poco uscito il mio nuovo singolo “Ma cosa te lo dico a fare”, un brano delicato, dall’anima acustica che parla di contraddizioni, di quando il cuore e il corpo sembrano parlare due lingue diverse…Il singolo è accompagnato da un videoclip dai sapori quasi “bladerunner” e anticipa l’uscita del mio nuovo Ep dal titolo “Cosa te lo dico a fare”, un disco musicalmente diverso dal precedente, dalle due facce, come fosse un vinile… una più acustica e una più elettronica… un passo in avanti… credo… spero…
a cura di Roberta Pierini
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Ultimo aggiornamento ( Martedì 13 Luglio 2010 12:45 )
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